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RISPOSTA

Da giorni pensavo una risposta ad un articolo uscito sul nostro giornale locale che parlava di nuove tendenze..
Ecco l'articolo

tendenze
Che snob l'ecomamma
che cresce il bimbetto
a impatto zero

Dipendesse da loro, quelli di «Lifegate», la radio olistica che campa vendendo ettari di foreste sudamericane ad aziende dai bilanci d'oro e dall'anima nera, sarebbero già pronti a lanciare l'adozione a distanza a impatto zero. Una speciale forma di sostegno alla maternità «ecocompatibile» che pare essere la nuova ossessione delle giovani mamme. Gli ascoltatori della sciccosa radio potrebbero aderire al progetto con generose sottoscrizioni per pareggiare le emissioni esagerate dei loro Suv o dell'aria condizionata a manetta nelle loro mansarde.
Niente di più probabile: anche nel nostro Paese, infatti, sta crescendo una nuova specie di bambini, una generazione di pupi e marmocchi «ecologicamente modificata». Come sempre capita ai fenomeni di avanguardia pure questo arriva dagli Stati Uniti: il «New York Times», un anno fa, gli dedicò il primo reportage. E fu la fine. Anzi, l'inizio. Il principio di una tendenza che in pochi mesi è diventata movimento: quello delle EcoMoms, le eco-mamme. Un po' Cassandre e un po' amazzoni, queste mamme sono, a loro volta, figlie del catastrofismo ecologista mixato alla ben nota paranoia materna che vede in ogni angolo nemici pronti a colpire gli indifesi pargoli.
La «colpa» è della trentottenne Danek Pinkson: dopo essere stata fulminata dalla «Scomoda verità», il film-panzana dell'ex presidente Al Gore (la sua super villa inquina quanto una portaerei), fonda la «Ecomoms Alliance», associazione che conta già ben undicimila iscritti. Oggi Danek passa la sua esistenza a cercare di convincere le altre mamme ad adottare uno stile di vita più ecologico, fatto di pannolini lavabili, pane fatto in casa, lampade a basso consumo, spesa a chilometri zero, passeggiate in bici, bicarbonato al posto del sapone, etc. Detto e fatto: le mamme verdi figliano subito in tutto il mondo. La loro bibbia è il libro di Libby McDonald: «Crescere un figlio sano in un mondo inquinato»: una dettagliata mappa delle insidie che circondano la vita domestica e dei veleni che si nascondono nei cibi. Ftalati nascosti nelle piscinette gonfiabili, piombo delle vernici, gomma tossica dei giocattoli, rossetti, tinture per capelli. Fino al consumo di quei pesci in coda alla catena alimentare, come il tonno e il pesce spada, che possono essere contaminati da mercurio. Per non parlare delle terribili conseguenze dei vaccini contro il morbillo e rosolia.
E in Italia? Pure da noi sale la febbre della maternità bio e del figlio a impatto zero. E si moltiplicano le iniziative di associazioni che organizzano happy hour ecologici su argomenti come il riciclo dei giocattoli, i pannolini lavabili, l'adozione del marsupio al posto dei passeggini fuoriserie. Oppure gli swap party dove si barattano oggetti: lettini, fasce, scaldabiberon, tiralatte, vestitini. Fino alle istruzioni per confezionare in casa detersivi per piatti e bucato, smacchiatori, saponi e shampoo a basso impatto ambientale, offerte sul sito dell'associazione «Ecomamme».
I Comuni fanno a gara a distribuire bonus verdi. A Concesio, Brescia, appena nasce un bambino arriva una lettera che propone alla mamma di entrare a far parte di un nuovo progetto. Si chiama «Pannolino amico», è gestito dall'associazione «Eva»: ma le mamme bresciane non sono le sole. In Trentino i pannolini di stoffa vengono regalati, mentre alcuni Comuni del Modenese versano un contributo per l'acquisto. La Provincia di Torino garantisce poi sconti del cinquanta per cento su quelli lavabili. Il blog «Non solo ciripà» ospita sul suo sito interventi di professionisti e scambio di esperienze e consigli. A Bologna, il «Gaia Nido» è il primo asilo nido interamente ecosostenibile d'Italia. Mensa biologica, pannolini di mais biodegradabile, balle di fieno e di cotone come giocattoli.
Non mancano tuttavia i detrattori, che definiscono queste mamme come «angeli della pattumiera», l'ultimo snobismo del femminismo con lo chic sotto il naso. Una generazione di ansiomamme sempre più assalita dal senso di colpa per gli sprechi incontrollati. Tanto che in America ci sono già gli ecoterapeuti, psicanalisti per partorienti «ambientalmente depresse». Loro hanno sostituito il lettino con un soffice tappeto erboso e scrivono le loro stellari parcelle su foglie di papiro. I compensi, invece, sono ancora in dollari, ma si sa: quelli sono da sempre di colore verde, anzi «verdone».

ECCO LA MIA RISPOSTA
Gentile redazione de l'eco di bergamo,
Egregio sig. Luigi Santambrogio,
scrivo questa lettera in risposta all'articolo "Che Snob L'ecomamma che cresce il bimbetto a impatto zero".
Io credo che nella vita di una donna l'attesa e la nascita del figlio cambino alcune priorità, e tutto ciò che prima si faceva in automatico quando si attende un figlio diventa più ricco di significati altri....perchè decidere di mettere al mondo ed in questo mondo un essere umano è un atto di grande fiducia verso l'umanità ed il futuro del mondo.
Credo che la nascita di un movimento ecologico e soprattutto a impatto zero possa essere una soluzione positiva in un mondo ricco di sprechi e diseguaglianze.
Per crescere un bimbo felice e sano non c'è biosgno per forza di latte artificiale,omogenizzati, pannolini ultimo modello,biscottini ricchi di vitamine, giocattoli di marche famose perchè stimolano curiosità e chissà cos'altro.
Un bambino cresce bene e felice quando si sente amato e quando ha la possibilità di vivere il più semplicemente possibile e di giocare con cose semplici...perchè è molto più divertente ed istruttivo passare una giornata in montagna piuttosto che andare in parchi di gonfibiali.
La situazione economica difficile che l'Italia sta vivendo sta vivendo rende difficile pensare di fare un figlio, se le prospettive di spesa sono basate su quelle dei beni offerti dal mercato.
Credo sia più snob avere un bimbo con tutine all'ultimo grido piuttosto di un bimbo che indossa vestiti di seconda mano, credo sia più snob buttare in pattumiera 25 euro alla settimana in pannolino piuttosto che smacchiare a mano e lavare quelli lavabili, credo sia più snob e poco sano un omogenizzato comprato o la minstrina in busta piuttosto che il tutto fatto e cotto e in casa.
Sicuramente questo eco-pensiero non fa arricchire le multinazionali e non riempie le tasche ai supermercati, ma aiuta il contadino che abita più vicino e permette di rimettere in circolo oggetti che non servono più a noi, ma sono utili agli altri.
Io, angelo della pattumiera, non ho un Suv, ma un'auto a metano e vivo in un modesto appartamento e ciò che sicuramente mi ha insegnato la mia maternità e l'aver cura degli altri e della mia terra.
Spero che questo pensiero del risparmio ecologico e del reciclo di giochi e vestiti contagi più persone possibili, perchè questo permetterà ai bimbi "Ecologicamente modificati" di imparare il rispetto e l'attenzione verso le cose, madre terra e gli altri.
Diana.

Commenti

  1. da quasi abbonato mi son ridotto a non comprare l'ECO nemmeno la domenica, ho avuto il rigetto per le banalità ed il bassissimo livello al quale si è ridotto.
    Non te la prendere, il livello medio dei giornalisti dell'ECO è + che mediocre, cercano di ritagliarsi i loro 5 secondi di notorietà con articoli come quelli.
    Meno male che esiste il web per informarsi...

    RispondiElimina
  2. Condivido ogni punto della tua risposta cara Diana! A breve manderemo anche le risposte delle mamme del gruppo allattamento di Bagnatica.

    RispondiElimina
  3. Sei stata pure troppo signora. Io un 'fanculo ce lo avrei messo.

    RispondiElimina
  4. assolutamente condivido ogni parola, inoltre qualche decennio di anni fa allora cosa erano tutti snob? ora se provi a distinguerti dalla massa che ti vuole omologato al mercato diventi snob. Mia madre ha sempre fatto il pane in casa ma prima non veniva chiamata così.
    un abbraccio

    RispondiElimina
  5. Concordo in pieno!!! Brava Diana!
    Io l'Eco non lo leggo maiiiiiiiiiiiii!
    Stefi

    RispondiElimina

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